Alla foce del Magra

Alla foce del Magra
7 Gennaio 2018 Lucia

Inverno, Bocca di Magra.

Capito in una mattina fredda alla foce del Magra e scopro un paesaggio diverso: diverso dalle ripide scogliere della Riviera di Levante, diverso dalle lunghe spiagge di sabbia del Ponente, diverso dagli impegnativi sentieri che si inerpicano sui monti liguri dove le Alpi incontrano gli Appennini, diverso dai borghi e paesini che attirano turisti più o meno VIP nell’alta stagione.

Ma la Liguria è anche questa: un luogo dove un fiume placido scorre lento verso il mare e le bianche vette delle Alpi Apuane con le cave di marmo sono così vicine che sembra quasi possibile toccarle.

E’ anche per questo che sono innamorata della Liguria: ti sposti di pochi chilometri e tutto cambia. Da un borgo centro di turismo internazionale, in men che non si dica ti ritrovi in un luogo tranquillo circondato da un paesaggio meraviglioso, sempre diverso ed inaspettato.

E così mi ritrovo a passeggiare a Bocca di Magra lungo la foce del fiume: è inverno, un giorno feriale, poca gente in giro (fa anche freddino).

La sensazione che provo è bellissima: calma assoluta, un pescatore che tenta di catturare qualche pesce, i gabbiani che condividono gli spazi con gli aironi, le barche nel porticciolo che sembrano in letargo nell’attesa della bella stagione.

Sono rilassata, non penso a niente e mi godo il lieve tepore dei raggi del sole che a stento riscaldano l’aria.

Poi, improvvisamente, mi ricordo che a Bocca di Magra ci sono i resti archeologici della villa romana ma, ahimè, il cancello è chiuso: bisogna aspettare la stagione estiva con il relativo calendario di aperture al pubblico.

Chissà se davvero la villa appartenne al poeta Persio (I sec. d. C.), che così cantava: …per me ora è tiepida la spiaggia ligure e sverno lungo il mio mare, dove gli scogli formano un lungo argine e la spiaggia si interna in curva profonda.

 

Duemila anni fa o adesso le sensazioni sono le stesse.

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