
A Genova è facile seguire dei percorsi di trekking urbano per scoprire zone meno note della città , trovare scorci di interesse naturalistico e angoli di importanza storico-artistica.
Uno di questi percorsi è quello dell’antico acquedotto storico, una vera e propria via dell’acqua che affonda le sue radici in epoca romana e dal Medioevo all’800 ha costituito la fonte di approvvigionamento idrico della città .
Il percorso è lungo oltre 20 Km, dalla presa di Bargagli fino alla zona del Porto Antico (dove, in realtà , ancora alla metà del ‘900 ci si poteva rifornire di acqua); in alcuni tratti si cammina su sentiero, in altri sulle antiche lastre che coprivano il canale dove scorreva l’acqua e ogni tanto si incrociano dei tratti su strada asfaltata.
 Come in ogni struttura idraulica , anche l’acquedotto di Genova propone strutture ardite ed in particolare il Ponte Sifone sul Velino.
 Progettato dall’architetto Carlo Barabino nel 1835, fu portato a compimento dal suo successore alle opere pubbliche Giovanni Battista Resasco (ahimè, il Barabino era morto prematuramente di colera).
 La struttura del Ponte Sifone permetteva all’acqua di superare la profonda vallata del torrente Veilino: attraverso un tubatura a tenuta stagna l’acqua scendeva verso il fondo valle per poi risalire dalla parte opposta grazie alla spinta accumulata durante la caduta.
Finalmente sono riuscita a salire sul Ponte Sifone sul Veilino e ora vi racconto!
L’accesso al ponte Sifone
Per prima cosa ho verificato l’apertura del ponte sul sito dell’ associazione aeguafresca che si occupa di aprire i cancelli di accesso in alcuni weekend. Trovate qui il link per controllare anche voi le giornate di apertura.
L’accesso si trova poco distante dall’ingresso laterale del cimitero di Staglieno, nella zona dove ci sono tutti i fiorai.
Dopo una breve salita con l’indicazione dell’acquedotto storico, si giunge al cancello di ingresso; percorso un breve tunnel si arriva sul ponte.


Il ponte, costruito per superare il dislivello della valletta del torrente Veilino (un affluente del Bisagno) ha una struttura davvero maestosa.
Il percorso è di oltre 400 scalini tra salita e discesa, per cui vi consiglio di evitarlo nelle ore più calde per evitare di cuocere sotto il sole! Il ponte sovrasta alcune zone del cimitero di Staglieno, non ben visibili per la presenza di alberi che ostruiscono la vista sulla parte più monumentale

All’altro capo si arriva a Cà de Mussi, da dove si può continuare l’itinerario dell’acquedotto storico.
