Ricordando Antonio Devoto

Ricordando Antonio Devoto
4 Novembre 2016 Lucia

E’ proprio vero che l’azione del tempo è imperscrutabile: certi personaggi assurgono a una fama eterna ed altri vengono cancellati dalla memoria. Oggi voglio ricordare un personaggio partito da Lavagna a metà ‘800 per cercare fortuna in Sud America. Da semplice garzone, grazie ad una grande intraprendenza, ad uno spirito di sacrificio e, perché no, ad una bella dose di favorevoli coincidenze, divenne un imprenditore molto ricco: vi parlo di Antonio Devoto. Lavorò a Buenos Aires come saladero (nella lavorazione delle carni) e da povero emigrante operaio si trasformò in proprietario terriero: fece una vera fortuna! Nelle pampas dei dintorni di Buenos Aires la sua famiglia venne soprannominata “ la famiglia dei milioni”. Nel 1872 fondò insieme ad altri imprenditori il Banco de Italia y Rio de la Plata. In Argentina fondò strutture per orfani e bambini malati, ma non si dimenticò della sua terra d’origine: grazie alla sua donazione fu portato a termine il progetto di una grande struttura per bambini bisognosi e malati: è la Colonia Devoto sul monte Zatta, aperta nel 1920 dalla vedova Elina Piombo e funzionante fino agli anni ’70. Le sue opere caritatevoli gli valsero il titolo di Conte che il re Vittorio Emanuele III gli attribuì nel 1916, pochi mesi prima della sua morte.

Ho fatto una passeggiata sul monte Zatta, all’interno del Parco Regionale dell’Aveto. Dal passo del Bocco, la SP 49 passa accanto al piccolo lago del Bocco; poco più avanti, dalla parte destra della careggiata, si diparte una strada sterrata che sale in un bel bosco di faggi (considerato fra i più belli di tutta la Liguria).

 

Ad un certo punto la strada si allarga in un piazzale sul quale si affaccia la Colonia Devoto: ormai è in totale stato di abbandono, con le porte spalancate, i lunghi corridoi vuoti, le finestre senza vetri e le strutture interne pericolanti. Che peccato: è un edificio grandioso che come un gigante fantasma si erge nel bosco!

Mi viene maliconia a vedere tale stato di abbandono; mi immagino quando dentro questo grande edificio risuonavano le voci dei bambini, le loro grida nei momenti di gioco, i pianti quando venivano sgridati da severi educatori, le risate per qualche scherzosa occasione ed i singhiozzi per qualche capriccio.

Qualche adulto di oggi ricorderà episodi della sua infanzia avvenuti qui, in mondo ormai perduto, che si ricrea magicamente con la fantasia, in un bosco dall’atmosfera fatata.

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*